TMC: termine minimo di conservazione ……meglio abolirlo ?

E’ di questi giorni la proposta di eliminare l’obbligo di indicare il TMC (Termine Minimo di Conservazione, ovvero la data indicata a margine della scritta “da cons. pref. entro…”) sulle etichette laddove previsto. Rimane chiaramente invariata la posizione sugli alimenti “rapidamente deperibili”, per cui rimarrà sempre l’ obbligo di indicare “da consumarsi entro …”.etichetta Apparentemente non è un argomento strettamente correlato con la salute del consumatore, poiché solo questi ultimi alimenti (i “rapidamente deperibili”) possono costituire un pericolo per la proliferazione batterica …. anche se il buonsenso è sempre consigliato (anche il caffè tostato dopo anni di conservazione in ambiente umido può deperire con effetti dannosi per la salute). La questione è interessante: spreco alimentare da una parte e difesa del prodotto di qualità dall’altra. Per quel che ci riguarda, continueremo senz’altro con l’indicare il TMC sulle etichette dei nostri prodotti, difendendo il diritto del cliente a conoscere la data entro cui potrà consumare il prodotto apprezzandone le caratteristiche organolettiche complete. In calce l’articolo della rivista “Sicurezza Alimentare”, che riporta l’interessante idea del “dual labeling”.

Data di scadenza via? Meglio il ”dual labelling”
http://www.sicurezzaalimentare.it/sicurezza-produttiva/Pagine/DatadiscadenzaviaMeglioil%E2%80%9Dduallabelling%E2%80%9D.aspx
Oggi diversi paesi europei, nella cornice del Consiglio dei Ministri UE –, e in particolare, quelli del Nord Europa avrebbero avanzato una radicale proposta per combattere lo spreco alimentare. Si tratta … dell’eliminazione della data entro la quale consumare alcuni generi alimentari. Non proprio una data di scadenza: è, infatti, il cosiddetto “Termine Minimo di Conservazione”.
La proposta si basa sul fatto che consumare cibi con TMC superato non comporta rischi per la salute: infatti, a differenza della data di scadenza, il TMC segnala solo il termine minimo entro il quale si conservano alla perfezione le caratteristiche gustative, sensoriali e nutrizionali dell’’alimento. La notizia, rimbalzata da Sole 24 Ore e Corriere della Sera, è ancora poco dettagliata, ma sufficientemente stabilita.
Modello Grecia
Non è la prima volta che si cerca di fare a meno del TMC. La crisi economica morde in Europa: e proprio lo scorso settembre in Grecia le autorità nazionali avevano autorizzato la vendita di cibi con il TMC passato. Di fatto, tale possibilità non è nemmeno vietata a livello quadro in sede comunitaria (fermo rimanendo il principio di una corretta informazione ai consumatori), e poco si capisce il bisogno di un’aperta autorizzazione. Ma ora si è fatto un ulteriore passo in avanti: addirittura, nel nome della lotta allo spreco alimentare: eliminare la indicazione del TMC; come accade già per aceto, zucchero, vino, sale. Almeno questa la proposta che è stata avanzata da Olanda e Svezia, e che vede l’appoggio di Germania, Austria, Danimarca e Lussemburgo). Se ne discute oggi in Bruxelles.
La proposta certo può promuovere la lotta allo spreco. Ma nello stesso tempo, e in un momento in cui le frodi alimentari stanno diventando … il pane quotidiano, tale nuova normativa-se dovesse passare- consentirebbe un inevitabile peggioramento delle caratteristiche qualitative dei prodotti coinvolti (caffè, pasta, riso). Prodotti già oggi spesso soggetti a promozioni violente da parte della Grande Distribuzione, e che un domani potrebbero facilmente “andare a caccia” di stock vecchi e partite “esauste”, nel nome di costi sempre più bassi e di un malinteso “vantaggio dei consumatori”. Il rischio è reale. Ma perché abolire il TMC quando… da qualche anno l’opzione ideale per combattere lo spreco in etichetta passa da altre scelte?

Il “Dual Labeling”

In particolare, l’eurodeputato Salvatore Caronna, in una risoluzione non legislativa del 2011, proprio circa la lotta agli sprechi alimentari- aveva suggerito una cosa semplice: aggiungere a fianco del TMC una data “invalicabile” per evitare ad ogni buon modo problemi di salute. Una doppia etichettatura insomma, con maggiore informazione ai consumatori e facendo passare il messaggio vero di cosa significhi TMC. Certo, molti prodotti effettivamente non scadono. Ma per altri, sebbene venga indicato il TMC, si possono alla lunga rilevare rischi per la sicurezza alimentare. Il caffè non fa eccezione: alcune micotossine infatti (come la ocra tossina A) si sviluppano anche in funzione del tempo di conservazione).
Intanto, le difficoltà di acquisto –anche alimentare- successive alla crisi economica fanno sì che solo il 36% degli italiani dichiari di rispettare la data di scadenza (dati Gfk Eurisko),con ben il 73% che dichiara di aver tagliato gli sprechi a tavola.
Far passare il principio che il TMC semplicemente non serve insomma può essere intanto portatore di un messaggio sbagliato, dopo che per decenni l’Europa si sta battendo per più elevati livelli qualitativi del cibo (e della propria agricoltura). E inoltre ed eventualmente: conduttore a potenziali rischi sanitari.
La stessa confusione che si finirebbe per creare nei consumatori (“la data di scadenza non conta”) è inoltre reale.
Più che abolire il TMC insomma, si potrebbe proprio ragionare sulla doppia etichettatura. La strada è già stata illustrata: perché non andare avanti?

This entry was posted in Generale and tagged , , . Bookmark the permalink.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>